Stefania Barbieri: “La forza di una rete è nelle persone che la fanno crescere”

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Determinata, concreta e capace di unire visione e pragmatismo, Stefania Barbieri è oggi una delle voci più rappresentative dell’imprenditoria femminile del Nord-Est. Alla guida della Delegazione Veneto–Trentino Alto Adige di AIDDA – l’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda – Barbieri ha impresso un nuovo slancio all’associazione, rafforzandone la presenza sul territorio e il dialogo con istituzioni e imprese.

Sotto la sua presidenza, la delegazione ha conosciuto una fase di forte spinta, promuovendo progetti di mentorship, sostenibilità e innovazione che mettono in relazione generazioni e territori. Con una leadership attenta, partecipativa e orientata al valore delle persone, Barbieri incarna una visione di impresa inclusiva e responsabile, capace di affrontare con coraggio le sfide della transizione tecnologica e sociale.

Quando e come è nata l’associazione AIDDA, e qual è il ruolo delle delegazioni territoriali come quella del Veneto-Trentino-Alto Adige che oggi lei presiede?

AIDDA è la prima associazione italiana nata con l’obiettivo di valorizzare e sostenere l’imprenditoria femminile, il ruolo delle donne manager e delle professioniste. Fondata nel 1961 a Torino, conta oggi oltre 800 associate che rappresentano piccole, medie e grandi imprese attive in ogni settore merceologico, per un fatturato complessivo di circa 20 miliardi di euro e 32.000 dipendenti.

Organizzata in 13 Delegazioni regionali, AIDDA offre un contributo concreto in termini di idee e competenze, promuovendo il protagonismo femminile nel mondo economico e sociale. Far parte di AIDDA significa aderire a una rete che dialoga con le istituzioni e stimola attivamente il tessuto socioeconomico del Paese, portando la voce delle imprenditrici ai tavoli decisionali nazionali.

In qualità di Presidente di Delegazione, quali sono le sue principali responsabilità e su quali tematiche si sta concentrando maggiormente in questo mandato?

Le principali responsabilità delle Presidenti di Delegazione consistono nell’ascoltare le esigenze delle socie e nel cercare di dare risposte adeguate, nel rispetto dei ruoli e delle possibilità. Un tema centrale è la capacità di fare squadra, aspetto non sempre scontato, soprattutto tra donne. L’obiettivo è comprendere che insieme si può andare molto più lontano e che un’associazione come la nostra rappresenta, in Italia e non solo, un punto di riferimento significativo. È fondamentale valorizzare le competenze di ciascuna per incidere realmente nella società. Tra le principali tematiche figurano natalità, welfare e sostegno alle imprese femminili.

AIDDA è portatrice di valori importanti legati alla leadership femminile, alla sostenibilità e al networking tra imprenditrici: quali attività e iniziative promuove nel corso dell’anno per rafforzare questi principi?

Le iniziative promosse da AIDDA sono numerose e mirano a rafforzare concretamente i valori di leadership femminile, sostenibilità e collaborazione. Tra queste, un accordo con l’Università Ca’ Foscari di Venezia per un programma di mentorship che mette in contatto imprenditrici e neolaureate, offrendo alle giovani un’occasione per conoscere da vicino il mondo dell’impresa e costruire un percorso professionale autonomo.

Vengono inoltre organizzate visite alle aziende delle socie, incontri B2B all’interno della rete AIDDA, corsi di formazione e momenti di confronto con istituzioni. Non mancano infine iniziative su temi specifici, come gli incontri dedicati alla medicina di genere, che uniscono formazione e convivialità, favorendo il dialogo tra le diverse delegazioni.

Stefania Barbieri – Presidente AIDDA

Lei ha un percorso professionale molto articolato, che unisce l’attività imprenditoriale a ruoli istituzionali e sociali: in che modo questa esperienza trasversale influisce sul suo modo di fare rete e guidare un’associazione come AIDDA?

I ruoli istituzionali hanno avuto un’importanza decisiva nel mio percorso professionale, offrendo una visione più ampia del mondo e consentendomi di compiere scelte più consapevoli. Credo fortemente che i rapporti istituzionali siano essenziali, perché l’impresa è parte integrante della società. Nel mio caso, l’attività aziendale e quella istituzionale si sono sempre intrecciate in una sinergia virtuosa, utile sia all’azienda sia all’associazione.

In AIDDA si è registrato un importante ricambio generazionale che ha portato nuova energia e visibilità. È innegabile, tuttavia, che per una donna il percorso sia stato complesso: il mondo del lavoro tiene ancora poco conto dell’equilibrio tra vita privata e professionale. Qualcosa sta cambiando, ma servono politiche strutturali di lungo periodo. La mia generazione ha pagato un prezzo alto per affermarsi, e non è giusto che sia ancora così.

Quali sono le sue riflessioni sulle principali sfide che i giovani di oggi devono affrontare, e come possono trasformarle in opportunità?

I giovani di oggi possiedono molte conoscenze e una cultura ampia, spesso più aggiornata della nostra. Tuttavia, sono ancora poco preparati dal punto di vista pratico: gli stage dovrebbero iniziare già durante l’università, integrando teoria ed esperienza sul campo. Questo favorirebbe una maggiore partecipazione e consapevolezza.

Purtroppo, la società attuale tende a penalizzare i giovani: la mia generazione guardava al futuro con più ottimismo. Oggi la prospettiva appare meno entusiasmante, ma resta fondamentale avere un sogno e impegnarsi per realizzarlo. A volte, le troppe competenze rischiano di disorientare nella scelta del percorso, ma le opportunità non mancano. Capisco chi sceglie di andare all’estero per crescere, anche se dispiace quando non vi è un ritorno in patria. Il mondo è oggi più piccolo e accessibile: va esplorato, per poi scegliere la propria strada con maggiore consapevolezza.

In un contesto sempre più dominato da intelligenza artificiale e innovazione tecnologica, quali competenze ritiene fondamentali per un’imprenditrice di oggi e del futuro?

Siamo nel pieno di una transizione tecnologica che, per impatto, ricorda l’arrivo di Internet nei primi anni Duemila. C’è chi la teme, chi la accoglie con entusiasmo, ma tutti condividiamo la stessa incertezza su come cambieranno le nostre vite, personali e professionali. Oggi più che mai serve essere camaleontici: pronti a lasciare andare le certezze costruite nel tempo per adattarci a nuovi strumenti, abitudini e bisogni. L’adattamento è da sempre la forza dell’essere umano, e in un’epoca di trasformazione come questa diventa un dovere. Mettiamo in discussione le nostre convinzioni, diamo fiducia ai “nativi AI” – i giovani cresciuti con l’intelligenza artificiale – e accogliamo il cambiamento con apertura: se non possiamo fermarlo, cavalchiamone l’onda.

Daniela Caraiman